Lo Sfilato: il ricamo antico della tradizione siciliana

Lo sfilato siciliano è una tecnica di ricamo eseguita su tela di lino e con fili di cotone pregiati.

venerdì 06 aprile 2018

Siccome alla Tenuta Cammarana vi capiterà di dormire in lenzuola ricamate, ci piace raccontarvi nelle righe che seguono un po’ della storia dello sfilato siciliano.

È da sempre nella storia e nella tradizione della Sicilia Orientale tra Ragusa Ibla, Comiso e Chiaramonte Gulfi. Oggi come allora le ricamatrici sono le custodi di questa preziosa tecnica di esecuzione, catalogata tra i Beni Immateriali dell’UNESCO è possibile visitare a Chiaramonte Gulfi (Rg) il Museo del Ricamo e dello Sfilato Siciliano.

Come si realizza lo sfilato siciliano: tecniche e segreti

Il lavoro consiste nello sfilare la tela per far in modo di ottenere una “rete” che, una volta intramata, permette di ottenere un reticolato con un motivo decorativo prestabilito seguendo un disegno, ovvero fiori, foglie, volute, rosoni, figure, animali etc. Ogni ricamo può essere portato a termine avvalendosi di tre metodi di lavorazione differenti, il 400 di grande pregio con il ricamo eseguito a punto tela, lo sfilato 700 con il ricamo eseguito a punto rammendo e, infine, il 500 con il motivo da ricamare lasciato sulla tela e sfilato intorno, il tutto per creare lenzuola, asciugamani, tende e paramenti sacri, il tutto realizzato interamente a mano.

Lo Sfilato da sfilare significa letteralmente “tirare i fili”, tecnica di ricamo che si esegue sfilando la tela per fa si che si ottenga una rete (reticolato) che poi viene “intramata”, sia nel senso della trama che dell’ordito, per realizzare il motivo che si esegue dal disegno.

Le diverse fasi di realizzazione nascono dal lavoro di collaborazione di più persone ognuna esperta per quella specifica fase e cioè: il disegno, la sfilatura, il ricamo, il lavaggio e la stiratura.

  • La stoffa: il ricamo viene utilizzato sempre e rigorosamente il lino puro, perché solo la sua trama permette questo tipo di lavorazione
  • Il disegno viere realizzato e/o copiato sempre a rovescio. I disegni possono essere geometrici, floreali, allegorici e sono diversi a seconda del periodo, del tipo di lavorazione e dell’utilizzo: lenzuola, tovaglie, tende, asciugamani e paramenti sacri.
  • Gli Strumenti: un ago, un ditale, il salvadito, una piccola forbice dalle punte molto sottili e all’insù per sfilare il disegno da ricamare ed il telaio.
  • I fili: sono sempre di ottima qualità (cotone e seta) sono di diversa dimensione e variano a seconda dell’uso (legare le trame, cordonatura, riempimento con punto rammendo).

Esistono 3 tipi di sfilato:

  • 400 dopo aver sfilato la tela, sia nel senso dell’ordito che quello della trama, il disegno, viene ritessuto in modo da formare la nuova trama.
  • 500 il disegno è dato dalla tela di fondo e si sfila il tessuto intorno circoscritto dal “punto cordoncino”. L’effetto finale è simile a quello del 400.
  • 700 si sfila il disegno da ricamare e le parti di rete sono molto ampie.

Indietro nel tempo: le origini

La Sicilia ha una grande tradizione nella produzione di ricami e manufatti preziosi. I primi documenti risalgono al IX secolo durante la dominazione musulmana. Il laboratorio che si chiamava Tiraz in arabo, era a Palermo e sembra fosse annesso al Palazzo Reale, la produzione tra l’altro era supportata anche dalla coltivazione del cotone e dei Gelsi per l’allevamento del baco da seta. In seguito con la dominazione Normanna e con Federico II, il laboratorio fu mantenuto e fu incrementata la produzione dei manufatti preziosi.

La riscoperta a Ragusa dello sfilato si deve ad Ester Manari La Rocca di San Germano. Piemontese e sposata a Ibla con il Barone La Rocca, era una donna sensibile e colta, per caso scoprì in un baule di casa una tela ricamata, incuriosita e non conoscendone l’origine la portò a Suor Maria Luna del convento di Santa Teresa. A quel momento e alla capacità delle due si fa risalire la rinascita dello sfilato a Ragusa e non a caso è dello stesso periodo è la costruzione nel 1850 della filanda voluta dal Barone di Donnafugata dove venivano lavorate fibre di cotone, lino e canapa.

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